II primo nucleo del Museo di Antropologia, annesso allo stesso Istituto, risale al 1908, quando fu istituita la cattedra di Antropologia nell’Università di Bologna affidata a Fabio Frassetto. Il Museo, dapprima allestito in due sale di Palazzo Poggi in via Zamboni 33, dove aveva sede l’Istituto di Antropologia, nel 1933 fu trasferito insieme all’Istituto in via Selmi in spazi più ampi dove trovarono migliore sistemazione reperti e collezioni che nel corso degli anni si erano acquisite con acquisti, scambi o donazioni.
Nel 1991 il Museo viene inaugurato con nuovo allestimento e aperto al pubblico.
L’attuale struttura prevede tre sezioni:
Sezione “Paleoantropologia e Preistoria”
La sezione comprende inoltre manufatti e resti umani neolitici attestanti forme rituali (Fornace Cappuccini-Forli), altri reperti di popolazioni del Neolitico, fra cui quelli di Passo di Corvo in Puglia, numerosi manufatti paleolitici ritrovati nella zona di Ozzano Emilia (Bologna) e resti scheletrici della grotta del Farneto (Bologna) e di insediamenti villanoviani della provincia di Bologna.
Sezione “Strumenti antropometrici di interesse storico”
L’esposizione di numerosi e caratteristici strumenti storici utilizzati negli studi antropometrici e legati all’Antropologia criminale di C.Lombroso, permette di cogliere alcuni aspetti metodologici e strumentali per la rilevazione di caratteri metrici, somatici e funzionali che hanno caratterizzato gli studi antropologici, soprattutto nel secolo scorso e di seguire gli sviluppi delle metodologie di studio dell’Antropologia.
Sezione "Uomo e ambiente"
Collezioni di busti e calchi facciali realizzati nei primi decenni del secolo scorso (Collezioni Cipriani, Collezione Dumoutier), busti in cartapesta, utilizzati per lo studio di Biologia delle razze, consentono di seguire gli sviluppi dell’Antropologia nel corso di due secoli (XIX e XX secolo). Di particolare rilevanza la presenza di una Yurta, tipica abitazione di popoli seminomadi delle alte steppe asiatiche. La Yurta completa di arredo, è stata acquisita nel 2000 a seguito di collaborazioni e ricerche sulle popolazioni d’alta quota tra l’Università di Bologna e l’Accademia delle Scienza di Alma Ata (oggi Almaty) in Kazakhstan.